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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
Questa sezione propone alcune esperienze didattiche che hanno avuto le seguenti finalità generali:
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stimolare la riflessione sul rapporto lettura/apprendimento nella formazione
- far acquisire consapevolezza della possibilità di individuare strategie per "educare alla lettura"
- documentare i percorsi al fine di confrontare esperienze didattiche di Educazione alla lettura
- fornire possibilità di applicazioni operative sulla base di sperimentazioni effettuate e verificate.
La riflessione sul rapporto lettura/apprendimento a scuola ha come base un presupposto che è necessario rendere esplicito, pur nella consapevolezza che si tratta di uno degli itinerari possibili in un contesto, come quello educativo, nel quale non esistono "ricette", non esistono verità assolute, ma tutto si basa sulla ricerca e sulla sperimentazione nell'ottica della flessibilità, con continui "aggiustamenti" e "messe a punto" dopo attente e continue verifiche "sul campo".
Tale presupposto è quello della centralità della Comunicazione come:
• Obiettivo di scuole di ogni ordine e grado
• Contenuto come educazione linguistica nei vari ordini di scuole
• Strategia come processo di interazione tra i soggetti dell'apprendimento (alunni - docenti).
Ne deriva che la comunicazione è un elemento trasversale a tutti gli ordini di scuole, a tutte le discipline, a tutti i curricoli ed è essenziale per il potenziamento del "sapere", "saper essere" e "saper fare" degli studenti.
In tale contesto, quale il senso del "leggere"?
Lettura funzionale (per apprendere) e lettura di piacere sono un binomio, a nostro avviso, inscindibile.
Eppure questa è una vera sfida per gli insegnanti! Conosciamo tutti le difficoltà in cui ci si muove e perciò, in questa sede, trascuriamo quelle relative al contesto strutturale e sociale, per soffermarci brevemente soltanto su quelle riferite all'operatività quotidiana : "i ragazzi sono sempre più demotivati", " non hanno voglia di studiare", "non si impegnano", " in classe sono abbastanza attenti, ma a casa non aprono il libro", e si potrebbe ancora proseguire.
Proponiamo, invece di fermarci qui perché siamo arrivati alla parola chiave: il libro, citando soltanto alcune delle espressioni ricorrenti che esprimono lo sconforto, la rabbia ed a volte l'impotenza di noi insegnanti, consapevoli e profondamente convinti della funzione che la parola scritta assume nel processo di formazione dei giovani e, proprio per questo, alla ricerca costante di modi e strategie che li conducano a "leggere".
Si potrebbe continuare a discutere sull'oggetto del leggere che, come tutti sappiamo, non è più soltanto il libro, particolarmente oggi, in una società caratterizzata dai mezzi di comunicazione di massa e dalla pluralità dei linguaggi.
Ma in questa sede è necessario circoscrivere l'ambito per poter controllare la complessità del problema e non divagare con discorsi teorici che troppe volte abbiamo sentito, ma poco ci hanno aiutato nella nostra attività quotidiana.
Ed allora torniamo al libro, con un breve riferimento a Pennac che così apre Come un romanzo: - Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare". il verbo "sognare".- per proseguire poco più avanti con : "Siamo giusti: non abbiamo pensato subito di imporgli la lettura come un dovere. All'inizio abbiamo pensato solo al suo piacere."
Le parole di Pennac chiariscono, meglio di quanto avremmo potuto fare noi, il senso della precedente affermazione secondo la quale leggere per apprendere e leggere come piacere non sono attività separate, se si riesce ad " annodare il filo strappato".
A questo punto, per passare subito alla pratica didattica, vi proponiamo una sorta di ANEDDOTO: la storia di Arianna "pessima studentessa ed appassionata lettrice".
L'espressione “volare lontano”, metafora dei giovani lettori, è una reminiscenza del Convegno "Il lettore ultimo Dinosauro" tenutosi a Perugia nell'aprile 1997, organizzato dall'IRSAE dell'Umbria dove uno dei relatori, Fernando Rotondo, iniziò il suo intervento con l'interrogativo "dove volano le anitre d'inverno?": un esplicito riferimento a Il giovane Holdendi Salinger (Einaudi, 1961), nella parte in cui il diciassettenne protagonista si pone una domanda molto importante, fondamentale, centrale "dove vanno le anitre? Chissà dove andavano le anitre quando il laghetto (di Central Park) era tutto gelato". Il volo misterioso delle anitre è metafora dei giovani lettori, di adolescenti, come Holden Caufield che, come ci dice lo stesso Salinger, decide di non tornare a casa, ma di fuggire lontano "nell'ovest, in qualche bel posticino pieno di sole", o come il "vecchio" Alex, protagonista del romanzo di Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Baldini Castoldi Dalai, 1995) che, fin dalle primissime pagine subisce una trasformazione, quasi una mutazione: da studente attento, irreprensibile, diligente, "un cadavere di buoni sentimenti scolastici", di colpo, in seconda liceo, il primo giorno di scuola, corre ad imboscarsi negli ultimi banchi, tra neosvogliati e “rinselvatichiti", o come Arianna, all'apparenza modello di giovane diciassettenne "neosvogliata e rinselvatichita", imboscata all'ultimo banco, che legge di nascosto "per volare lontano”.
Vogliono uscire dal gruppo! Sarà forse perché, come dice il vecchio Alex:"a scuola ti guardano male se sanno che fai delle letture per conto tuo, se si accorgono che alzi la testa e che esci dal gregge". Sta a noi riuscire a "farli volare a scuola" ed impedire che le nostre anitre volino alto e fuggano via per impedire di essere impallinate! Ancora una volta una sfida e non certo semplice! Probabilmente, a questo punto vi chiederete : "Cosa ci propongono? Con tutto questo credono forse di raccontarci qualcosa di nuovo? Facciamo tutti del nostro meglio, ma oggi i giovani non leggono, non amano leggere, non vogliono leggere, malgrado tutti i nostri sforzi!" Ebbene, noi ci sentiamo di dire che non è vero che i giovani non leggono, piuttosto leggono "altro" rispetto a ciò che noi vorremmo o rispetto a ciò che noi riteniamo "degno" di essere letto. Questa nostra affermazione non ha origine da indagini statistiche: ne esistono diverse e di diverso esito, ognuno può consultarle per suo conto, ma questa nostra proposta continua ad essere fondata prevalentemente sull'esperienza diretta, sulla pratica quotidiana che è, a nostro avviso, insieme al confronto, allo scambio ed alla riflessione teorica, lo strumento migliore che noi insegnanti abbiamo a disposizione.
E' questo il senso della prossima esperienza che vi proponiamo: il LABORATORIO DI LETTURA
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